Abbiamo vissuto un sogno

di Tatiana Stefanini

L’Arena così non l’avevamo mai vista.
La prima volta, dopo un secolo, in cui era tornata ad essere un vero anfiteatro.
Lo scotto s’era pagato la sera del quattordici. Entrare e restare senza fiato, come in apnea, per qualche secondo, guardando la bellezza circolare e sconosciuta di quello scrigno che, con un pubblico gremito e così disposto, pareva persino farsi piccola.
C’era uno spazio vuoto solo; era posto al centro, bianco e quadrato ed aspettava al varco il suo gladiatore. Trasudava come per un’attesa rivelatrice, quella pedana. Quell’uomo, che da sempre sfida sé stesso e la sua storia, ce l’avrebbe fatta, anche stavolta ?
Erano state settimane convulse quelle precedenti. Pure noi fans lo volevamo stupire e ringraziare ed omaggiare. 50 anni sono un traguardo da festeggiarsi con onore.
Erano state promosse raccolte fondi, presi accordi con la produzione, sovvenute idee maestose, ma non praticabili, chiesti preventivi in pieno ferragosto, conferme, smentite, liste di nomi. Ciò che venne organizzato quella notte del 15 settembre 2018 voleva essere un omaggio sì, ma voleva anche un po’ stupirlo. A tradimento! Perché stupire il Signor Baglioni Claudio da Centocelle, non è per nulla impresa facile.
Per quanto sia una persona semplice, non è mai stato banale.
Come non scontato fu convincere i 15.000 dell’Arena a tenere in alto sulla propria testa un foglio colorato per il tempo di una canzone. “Che io sono qui per godermi il concerto”, che “è mia moglie che mi ha trascinato, a me neanche piace”, che “io a queste cose non aderisco a prescindere”. Eppure, tutti, alla fine, al momento stabilito, si alzarono. Dapprima i decisi, poi seguirono i titubanti e per ultimi quelli che non avrebbero mai pensato di sollevare un foglio per colorare una scena. Un gesto che voleva essere dono, ringraziamento, carezza ed abbraccio. Quando i suoi occhi miopi la videro, quella distesa di giallo, rosso e blu, issata al cielo, colsero in pieno anche i 15.000 cuori che erano in piedi per lui e quel “50 Anni di noi e di te” stampato assieme alle foto di una vita intera, su un drappo largo 30 metri. Fu un’emozione imprevista, nella scaletta della serata. Tanto che scordò qualche parola del testo di Strada Facendo, che ce ne vuole! Le coriste, ad un certo punto lo spinsero come in avanti, continuando a cantare, ma lui si fermò per un istante, guardandosi attorno, quasi a cristallizzare in sé il frammento di un fotogramma e magari anche a pensare che in fondo la sua strada non poteva che essere stata quella, pur se per arrivare alla meta, ancora di strada ne manca.
L’afa padana faceva percepire quaranta gradi, quel pomeriggio. 50 persone che piegavano, salivano e scendevano i gradoni dell’Arena, provavano a posizionare la bandiera, la toglievano. L’isterismo collettivo per il poco tempo, il timore deludente di non farcela, il dismisurato numero di posti da coprire, il caldo che opprimeva.
Quando arrivarono le 21 precise precise e cominciò lo spettacolo, sentii un brivido gelato scendere sulla schiena.
Si sapeva. Finita “Via” occorreva correre alle postazioni previste ed inerpicarsi su, tra le file di persone al buio.Sabrina aveva messo un tacco per l’occasione, lanciò via le scarpe e salì a piedi nudi.
Non ci furono intoppi, lo stendardo venne aperto nella giusta direzione e quando la scena si completò nella sua interezza, molti di noi piansero di gioia.
L’uomo che aveva diretto l’operazione da remoto, mandò un messaggio sulla chat. Aveva visto in tv. Era commosso.
Noi felici.
Per la legge del contrappunto, poco dopo, il Signor Baglioni Claudio da Centocelle, ci restituì l’attimo “sincope”: scalò una scala di note lanciate contro il cielo assieme ai tre salti carpiati dell’acrobata. Fu un’apoteosi. Di una vita intera.
Musicisti superbi, ballerini, performers, c’era di tutto su quel palco, quel tutto che quando era ragazzino, sul balcone di una casa di periferia, sognava potesse essere uno spettacolo. Una fusione di arti e discipline, di musica e di cuori.

Abbiamo vissuto un sogno. Lo spirito di forza di una comunità unita, anche solo per il tempo di un concerto, è qualcosa che resta dentro, incancellabile e che illude possa esistere una sorta di fratellanza e che domani possa essere davvero migliore.
Noi resteremo per sempre tutti lì.
Al Centro di una notte di note.
Grazie Cla’!

(I RimBAGLIONIti  ringraziano ancora tutti gli amici che hanno collaborato e, in particolare, lo staff di Doremifasol)

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