La sorte

di Tatiana Stefanini

Come la sorte ci avesse assortito in siffatta combinazione, non c’è dato saperlo.
Fatto sta che in quella chat c’erano: le due Signore delle fan actions, il Padrino, la Barattolina, la Polizzi, l’Ingegnere ed io, detta Lily Gruber.
Diciamolo, senza timore di smentita, ero la più spiantata della combriccola, quella senza arte né parte; tuttavia, per la logistica, potevo tornare utile.
Norme da osservare: evitare buongiorno e buonanotte a vanvera, cuoricini, divagazioni sull’idolo ed attenersi strettamente al focus del gruppo vale a dirsi l’organizzazione dell’azione coreografica.
50 Anni di carriera a livelli siderali, da celebrare in quell’Anfiteatro sold out per tre sere consecutive, con uno spettacolo “Al Centro”, per giunta in diretta Rai,  erano una circostanza unica ed irripetibile ed anche  la fan action doveva essere di caratura adeguata, in altre parole imponente.
Ero onorata di interloquire  con i membri del gruppo, fosse altro per l’opportunità di conoscerli meglio e di capire dal di dentro i meccanismi che governano una così mastodontica iniziativa.
“Perciò,  cara Tatiana niente stupidaggini, all’erta e concentrata, rispondere in maniera puntuale e concisa! Stare sul pezzo!” Tanto mi ero imposta.
Per darmi un tono di compita conoscenza, una sera avevo pure registrato un didascalico video dall’Arena che raccontava l’Anfiteatro in numeri
Venerdì 7 settembre, 19 e 30, sono a Brescia, al concerto di Ermal Meta.
Con piglio deciso, imbraccio il mio nuovo telefono di seconda mano e registro un concitato vocale whatsapp il cui contenuto  era più o meno questo.
“Allora, i partecipanti alla distribuzione del materiale per la fan action, si trovino tutti tra mezz’ora all’ingresso 11!”
Non trascorsero cinque minuti, che sullo schermo comparve un bel punto di domanda, secco ed interrogativo, proveniente direttamente dal verde profilo che contraddistingue il Padrino.
Seguito da un interlocutorio, quanto assertivo, “Forse hai sbagliato gruppo?!” di Federica, arresasi all’evidenza di tanta scempiaggine.
Avevo errato il circolo di conversazione!
E pure l’artista ed il concerto!
Sarei voluta sprofondare seduta stante, sommersa da tutti i fogli per Meta che avevo in mano.
Come l’avrebbero presa, mi domandavo, sconcertata da tanta goffaggine, come una forma di alto tradimento o di esercitazione?
Già sentivo nella testa i rintocchi mesti di una campana, figurandomi il volto allibito del Padrino, nonché la successiva ed istantanea espulsione.
Non cominciava per niente bene, per me!
E mancava una settimana!

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