Cucaio s’è fatto grande

di Tatiana Stefanini

S’è fatto grande il nostro Cucaio!
Ha imparato alla perfezione l’arte di proteggersi l’anima con l’ironia.
Solo, di tanto in tanto, quando stringe forte le braccia conserte al tronco, intuisci che sotto al doppio petto gessato,è sempre, quello di “callo pu cciù”.
È immenso nel suo saper sognare con umiltà.

Così, ieri, nelle due seggiole che stavano tra lui e Michelle e lui e Pierfrancesco, c’erano un signore ed una signora orgogliosamente silenziosi.
Lei, nell’ elegante tailleur in lana con un filo di perle al collo; lui, austero, ben diritto sulle spalle, nel suo abito blu assoluto.
Stavano lì e sorridevano piano, ascoltando quell’unico figlio, speciale, che parlava di loro.
La signora Silvia, sì è vero, era sempre stata una donna devota, ma poteva trovarle anche un altro aggettivo da “pia”, pensava tra sé e sé.
“Gesù, Giuseppe e Maria, che gli passa per la testa a questo ?! ”
Anche il signor Riccardo rifletteva, interrogandosi:
“Insomma posti per uomini sì, ma non proprio postacci. È vero, qualche parola di troppo in quei luoghi della nobile arte, se la dicevano, ma che sarà mai stato?!”,
poi aveva sempre avuto cura di tappargli le orecchie per bene.
Così annuivano, silenziosi, tra loro. Tanto nessuno li vedeva.
“Mamma mia!, come è cresciuto”, si diceva Silvia, e ancora ripensava a quanto olio di fegato di merluzzo gli aveva fatto mandar giù, a quanti pensieri per quegli occhi miopi, un po’ storti.
“Figlio mio bello, t’avessimo potuto godere un poco di più !” sospirava.
Invece, alla fine, l’aveva visto più in TV e sentito più alla radio che a casa.
“Ma se il Signore aveva voluto così”, ci sarà stata una ragione!
Pensare che sarebbe potuto diventare un bravo architetto, un buon prete, …niente…cantante…e che cantante!
A dir il vero, la voce ce l’aveva sempre avuta bella…che a quattro anni, quando lo mettevano sul tavolo di cucina dei parenti dell’Umbria, a cantare la casetta in Canadà, zia Carolina piangeva sempre.
Il signor Riccardo, invece, ripassava con orgoglio, avanti ed indietro, a tutta velocità, i fotogrammi di quella carriera impressionante. A guardarla adesso!
“Quest’anno fanno 50″, non è mica più un ragazzino, neppure lui”.
Ripensava a quel giorno del 1968, in cui dovette firmaglielo il contratto, con tutti quei dubbi, quei brividi di terrore che aveva addosso, che non aveva dormito per settimane e con quel cretino della RCA che sosteneva non ce l’avrebbe mai fatta.
“Anvedi dove è arrivato?!”
In fin dei conti l’aveva sempre saputo, che quelle parole, quella musica, che Claudio scriveva, era come una liberazione.
A volte, gli pareva fossero le sue. Le parole. Come gli sarebbe piaciuto, se lo fossero state!
Lui, non era mai riuscito a descrivere così minuziosamente, a dare pennellate usando frasi, ma avrebbe tanto voluto. Ne avrebbe avuto bisogno, più che altro. Ma era andata diversamente. Poi il mestiere che faceva, un maresciallo dei Carabinieri, che scrive poesie….”bah…Ci sarà stata una ragione se il Signore ha voluto così”.

Eccoli lì, loro due, sempre uguali a come erano in quella vecchia foto.
Lì, a tenerlo per mano come allora, quel loro unico, immenso bene.
“Che differenza fa” , si chiedevano tra loro,
“che ne abbia 6 o 60 o più, di anni ?”
Nessuna. Loro erano lì.
E lui lo sapeva.
Abitano nel suo cuore da sempre e fintanto che qualcuno li porta con se, in quel ricordo, vivono.
Anche ad una conferenza stampa.
Pure se è quella di Sanremo.
“Ma chi gliela fatto fa’”?!
“Andiamo Rica’ che c’abbiamo da corè . A tenergli dietro”.

claudio con mamma e papà

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